E’ la più antica capitale del
mondo. Ha occupato una posizione di primo piano nei campi della scienza,
della cultura, della politica e del commercio e delle arti e
dell’industria fin dal suo nascere.
E’ chiamata anche al Fayha (la profumata), al-Sham Jollaq, e “Perla
dell’Oriente”, appellativo, quest’ ultimo, conferitole dall’Imperatore
Traiano. Di essa si fa menzione sul Corano come “la città delle colonne”.
I riferimenti contenuti in alcune delle iscrizioni rinvenute ad Ebla,
così come negli scritti dei Faraoni, confermano che Damasco era già,
nel III millennio a.C. una città di immensa influenza economica.
Godette di grande ricchezza durante il II millennio, come centro
dell’Impero Aramaico, con il nome di Dar-misiq (la casa irrigata).
Erano, gli Aramiti, i primi abitanti di Damasco e la loro lingua era il
siriaco. Molti villaggi nei dintorni della città portano ancora nomi
aramaici .
Subì le dominazioni
greche, romane e bizantine; di esse Damasco serba le tracce tutt’oggi.
I Romani le conferirono molti privilegi, soprattutto sotto la dinastia
dei Severi. Era damasceno uno dei più talentuosi architetti che Roma
abbia conosciuto: Apollodoro, che progettò la colonna traiana ed il
grande ponte sul Danubio. Di epoca romana è il colonnato, parte del
tempio di Giove, eretto sul sito di un antico tempio aramaico (Hadad),
nel luogo ove oggi sorge la Moschea degli Omayyadi.
Nell’epoca bizantina fu costruito un gran numero di chiese e monasteri,
molti di essi sopravvissuti.
Nel 660 d.C., al tempo degli Omayyadi, la città divenne capitale del
primo stato arabo. Questo evento segna l’inizio della sua epoca aurea e
per l’intero secolo fu il centro del giovane Impero islamico. Durante
questo periodo l’impero raggiunge la sua massima espansione: si spinge
ad occidente fino alle coste dell’Atlantico ed ai Pirenei; ad oriente
fino alla Cina. Gli Omayyadi conferirono organizzazione alla città, ai
suoi mercati ed ai distretti; migliorarono il sistema di
approvvigionamento dell’acqua, eressero palazzi ed ospedali.
Caduta la dinastia, Damasco ne seguì le sorti: seguirono periodi di
deterioramento e d’ombra. Ha sofferto disastri e distruzioni e la sua
temporanea fortuna è dipesa dalla dominazione a cui era soggetta.
Sempre nel cuore della
città antica, sul lato meridionale della Moschea degli Omayyadi ed a
questa molto vicino. E’ un luminoso esempio di casa damascena.
La casa damascena antica
reca un gran contrasto tra l’esterno, semplice, piuttosto spoglio con
la bellezza e la sofisticazione dell’interno con i pavimenti in marmo e
basalto, le pareti policrome, le fontane, le aiuole. Il palazzo venne
costruito a metà del XVIII secolo per il Governatore di Damasco Assad
Baschal Azem. La dimora ospita oggi il museo delle arti e delle
tradizioni popolari.
La
Grande Moschea sta nel cuore della città vecchia, alla fine del Souk
Hamidiea. Fu costruita per volontà del Califfo omayyade al-Walik inb
Abdul Malek nel 705 d.C., quando Damasco era la capitale dell’Impero
Arabo Islamico.
Sullo stesso luogo dove fu eretta la Moschea si trovava il tempio della
divinità aramaica Hadad, e poi, nell’era romana, il tempio di Giove. Di
seguito, con la diffusione del Cristianesimo, fu trasformata in una
chiesa dedicata a Giovanni Battista (IV secolo). Nel 635, dopo la
conquista islamica, Musulmani e Cristiani concordarono di dividere la
moschea e svolgere in essa, fianco a fianco, i rispettii riti.
Quando Al-Walid decise
di erigere una costruzione che esprimesse la grandezza dell’Impero
Arabo, negoziò con la comunità cristiana di Damasco la costruzione
della chiesa di San Giovanni e la concessione di svariate terre in
cambio della rinuncia ai loro diritti sulla Moschea . L’accordo fu
raggiunto. Dopo dieci anni, una spesa di 11 milioni di monete d’oro,
l’opera fu terminata e divenne un modello di architettura per tutto il
mondo islamico.
Una corte enorme, una
larga sala per la preghiera, tre minareti in stili diversi. Le pareti
interne al cortile sono rivestite di pannelli in mosaico dalle tessere
d’oro riproducenti scene tratte dalla natura. La cupola è magnifica e
la sala della preghiera contiene la tomba del Battista, venerato sia
dai Musulmani che dai Cristiani.
Esempio rimarchevole di
architettura ottomana : fu costruita per ordine di Suleiman al-Qanouni
in 1554 sul sito di un famoso palazzo di Zhaher Bybars , e progettata
dal celebre architetto Sinan.
E’ divisa in due parti: la Grande Takieh,
costituita da una moschea e da una scuola e la piccola Takieh, che ha
una sala da preghiera ed un largo patio nel quale oggi si trova un
suggestivo suq.
Una strada che va dal
luogo in cui sorgeva Bab al Nasr alla moschea degli Omayyadi, coperta
da volte in metallo, così logorate dal tempo che la luce squarcia in
ampi fasci l’oscurità della galleria.
Sui lati di essa si aprono i
negozi: si tratta di bassi per lo più di piccole dimensioni, dove
vengono venduti i prodotti tipici dell’artigianato siriano: le
ceramiche decorate, i piatti in argento e rame, i famosi tessuti
damascati, i broccati, i prodotti in pelle.
E’ il mercato delle spezie e si trova tra il souq Midhat Pasha e la
Moschea degli Omayyadi. Sui banchi che i commercianti dispongono fuori
dei loro negozi, fanno bella mostra di sé le erbe medicinali, la frutta
secca, le marmellate.
A metà di questo suq che reca i profumi dell’oriente, si trovano il
bagno Nur al-Din che dal dodicesimo secolo non ha mai smesso di
funzionare, ed il caravanserraglio As ad Pasha, costruito dal
proprietario del Palazzo Azem a metà del XIX secolo e che si vorrebbe
convertire in un albergo.
E’
un museo bellissimo, contenente le ricche collezioni di manufatti di
ognuna delle millenarie civiltà che ebbero nella Siria la loro culla.
Migliaia di statue, gioielli, pietre preziose, maschere e sculture,
mosaici e monete, gli oggetti in vetro ed i manoscritti dei regni di
Ebla, di Ugarit, di Palmira, Bosra, Doura Europos. Le tavolette di
Ugarit, la statua di Ornina ed i pannelli in avorio.
Ci sono i reperti dell’età classica greco-romana provenienti da
Palmyra, Doura, i mosaici di Aphamea, quelli dell’era bizantina e le
sculture in basalto.
C’e’ la sezione arabo-islamica con la facciata di Qasr al-Hir al-Gharbi,
lavori in vetro, ceramiche, astrolabi, monete e manoscritti.
Infine c’è la sezione di arte moderna con lavori di artisti siriani
degli anni trenta e sculture.
Si trova nei pressi di Bab Keissan, una delle porte delle antiche mura
poste a difesa della città. Commemora San Paolo, Saul di Tarso, un
funzionario dell’impero romano pagato per perseguitare cristiani.
Era sulla via di Damasco, precisamente a Dareia, un villaggio alle porte
della Capitale, quando una luce accecante gli tolse la vista e la voce
di Cristo gli domandò: “perché perseguiti i cristiani, o Saul?!” Reso
incosciente dalla visione fu portato a Damasco e preso sotto cura da
Hananiya, un discepolo di Gesù, divenne un instancabile latore del
messaggio cristiano ed attirò su di sé l’odio degli ebrei che ne
organizzarono l’uccisione. Nascostosi in una casa nei pressi delle mura,
venne fatto uscire dai suoi seguaci attraverso una apertura. La chiesa
è costruita proprio sul luogo della fuga.
La fuga ebbe pieno
successo e Paolo continuò la sua opera di proselitismo ad Antiochia,
Atene, Roma fino alla sua morte.
A 30km da Damasco, Seda Naya, che significa “Nostra Signora”, è un
villaggio che si sviluppa sulla sommità di una collina. E’ celebre per
il suo bellissimo monastero costruito nel 547 in onore della Madonna.
Al suo interno è
possibile ammirare raffigurazioni della Vergine, che la tradizione
attribuisce a San Luca.
E’ un villaggio sito a
56 km da Damasco, ad una altitudine di 1500m. Le sue casette colorate,
scavate sulla parete di una enorme roccia, paiono sospese a mezz’aria.
Abitato per lo più da cristiani e vi si trovano due monasteri: San
Sergio e Santa Tecla. Gli abitanti parlano ancora l’aramaico, il
linguaggio di Gesù ed in aramaico è anche la scritta posta all’ingresso.